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SOMMARIO
4. Le prime ricerche sulla conformità
4.1 L’”effetto Asch”: il conformismo in azione
4.2 L’esperimento di Crutchfield:
dagli stimoli visivi alle opinioni ed agli atteggiamenti
5. Fattori che influiscono sulla conformità
 

4. Le prime ricerche sulla conformità

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4.1 L’”effetto Asch”: il conformismo in azione

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4.2 L’esperimento di Crutchfield: dagli stimoli visivi alle opinioni ed agli atteggiamenti

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5. Fattori che influiscono sulla conformità

Col progredire delle ricerche, gli psicologi sociali hanno tastato a fondo il campo del conformismo, per verificare quali sono i fattori più o meno ricorrenti che facilitano l'influenza del gruppo sul singolo. Si sono così scoperti fattori individuali, legati cioè alle caratteristiche di chi subisce l'influenza, e fattori collettivi, e cioè inerenti al gruppo che esercita la pressione verso l'uniformità; vediamoli brevemente.


5.1. Fattori individuali

I. TRATTI DI PERSONALITÀ'
Esistono due fondamentali tratti di personalità che possono, in certi casi, dar luogo ad atteggiamenti con-formistici: l'automonitoraggio e la dipendenza. Come rileva Mucchi Faina, "per automonitoraggio si intende il controllo che un individuo esercita sul proprio modo di presentarsi agli altri" [1998, p. 17].
Quando un individuo, volendosi presentare positivamente agli altri, cerca di adattarsi e rendersi flessibile in uno specifico contesto sociale, si dice che questi possiede un alto "automonitoraggio"; mentre di chi si preoccupa di mantenere una propria coerenza interna nelle diverse situazioni sociali, badando più a far sì che le sue azioni corrispondano al proprio punto di vista, si dice che ha un basso automonitoraggio.
Poiché il grado di automonitoraggio viene considerata una caratteristica stabile della personalità [Mucchi Faina, op. cit.], è facile riscontrare come coloro che possiedono un alto automonitoraggio, condiderati appunto più flessibili, tendono, in linea generale, a cambiare più facilmente atteggiamento quando nasce un disaccordo con gli altri, e, quindi, per questa via, risultano più conformisti rispetto a coloro che possiedono un basso automonitoraggio.
   
 


Per quanto concerne la "dipendenza", come si può facilmente intuire, le persone che nella realtà quotidiana presentano un minor grado di autonomia rispetto ad altre, tendono più probabilmente a far proprie le opinioni prevalenti e i comportamenti altrui, finendo così, nel corso dell'interazione sociale, per cercare di compiacere le aspettative e le richieste degli altri.
Il perché di questa maggiore dipendenza risiede nel fatto che una persona può essere spinta "dal desiderio di ottenere e mantenere relazioni sociali che la proteggano e la sostengano" [Mucchi Faina op. cit., p. 18]. Sembrerebbe, quindi, che la dipendenza abbia origine in una debolezza latente di personalità, che prepara un terreno fertile al conformismo.
Tra i tratti di personalità anche l'autostima può, a volte, contribuire allo sviluppo di una personalità conformista: secondo uno psicologo, Pasquale Ionata, "l'autostima riflette la coesione e la stabilità della struttura del "Sé", della propria identità sviluppata durante gli anni formativi dell'infanzia e dell'adolescenza" [Ionata in Città Nuova 1998, p.4].
Chi possiede un'alta autostima, cioè una valutazione positiva di sé stesso, risulta più resistente alle pressioni esterne, mentre un basso livello di autostima produce "un bisogno costante di appoggio esterno: il bisogno di essere stimato dagli altri" [Ionata in Città Nuova op. cit.].
In quest'ultimo caso può nascere nell'individuo una maggiore influenzabilità alle opinioni e agli atteggiamenti altrui.

II. QUALITÀ' E QUANTITÀ' DELLE OPINIONI
La qualità e la quantità delle informazioni possono elevare o abbassare i livelli di conformità presente negli individui, anche se tali fattori "non permettono nessun tipo di generalizzazione" [Mucchi Faina op. cit., p. 19].
In linea di massima, chi possiede, per esempio, una "migliore qualità" dell'informazione (come di chi risulta più esperto su certe tematiche) cede meno facilmente alle opinioni altrui, in quanto porta a sostegno della propria posizione argomentazioni complete e coerenti.
Inoltre, chi ha acquisito numerose conoscenze ed ha accumulato molte esperienze in merito ad una particolare tematica, e cioè, in breve, chi ha acquisito una maggiore quantità di informazioni, tenderà a cambiare idea più difficilmente. Ciò non va inteso, però, nel senso di una totale rigidità al cambiamento; in quanto, laddove compaiono argomentazioni altrettanto valide sostenute da altri, può verificarsi che anche i più "esperti" siano altrettanto disponibili al cambiamento [Mucchi Faina, op. cit., p. 20].
Per converso, quindi, un maggiore livello di conformismo si riscontra soprattutto in quelle persone che, possedendo, in generale, scarse informazioni sulle tematiche in discussione, cedono agli altri sulla base di fattori esterni al contenuto del discorso (quali la simpatia, l'amicizia, la paura di apparire ridicoli, ecc.).

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III. DIFFERENZE ANAGRAFICHE: L'ETA'
Tra i fattori di carattere anagrafico, che sono oggi materia di studio per molti psicologi, spicca l'età: qui va però subito detto che la ricerca, soprattutto quella concernente l'età adulta, necessita di approfondimenti, per cui il discorso si può svolgere solo per linee generali.
Anzitutto, si può rilevare come nell'età giovanile, e specialmente in quella adolescenziale, è più probabile riscontrare un più alto tasso di conformismo. Questa età, infatti, si apre alle prime esperienze nella direzione dell'autonomia dagli adulti, ma, anche per questo, si espone alle influenze esterne.
Basti pensare alla pressione sociale esercitata sul giovane dal gruppo di coetanei che gli fornisce nuovi modelli di comportamento alternativi a quelli familiari. Il giovane tenderà generalmente ad approvare tale sistema di norme (anche se non lo condivide), pur di guadagnarsi l'approvazione del gruppo.
Per quanto concerne l'età adulta, come si è detto, è difficile riscontrare in che modo si produca il conformismo con l'elevarsi dell'età. Tuttavia si rileva in genere che gli adulti mostrano tendenzialmente un atteggiamento più convenzionale e tradizionale dei giovani (ma non necessariamente più conformista), in quanto si adattano con maggiori difficoltà a situazioni nuove. Come osserva Mucchi Faina, "la scarsa flessibilità (con l'avanzare verso la terza età) sembra dipendere non tanto da una forma di rigidità mentale, quanto dalle scarse occasioni d'instaurare nuove relazioni sociali e di fare nuove esperienze che le persone hanno quando escono dal mondo del lavoro" [Mucchi Faina 1998, p. 22].
In altre parole, non si tratta d'incapacità a cambiare, ma di mancanza di opportunità di cambiamento.
Anche sulla terza età si fanno delle ipotesi sulla maggiore o minore conformità degli anziani: la mancanza, in questa fase della vita, di vincoli e responsabilità legate ai ruoli sociali potrebbe indurre queste persone a non ricercare più l'"apparire" e a non curare la propria immagine nel desiderio di essere accettati dagli altri, ma a ricreare una propria autonomia rispetto a certe mode conformiste.

IV. DIFFERENZE ANAGRAFICHE: IL SESSO
Le ricerche sul conformismo in base al sesso sono state approfondite a partire dagli anni '70, e hanno mostrato, in linea generale, una maggiore conformità della donna rispetto all'uomo. Anche se la questione oggi risulta controversa [Levine e Pavelchak, in Moscovici 1986], alcune analisi più particolareggiate hanno confermato questo dato [Carli 1989, in Mucchi Faina 1996].
Ad ogni modo, la maggiore influenzabilità delle donne si verificherebbe soprattutto in pubblico; mentre in privato la differenza tra i sessi si ridurrebbe notevolmente.
Su tale fenomeno, in generale, è stata approntata una spiegazione che finora è risultata la più attendibile. Eagly, infatti, ha rilevato che il fenomeno è legato al processo di "socializzazione ai ruoli di genere", in base al quale l'uomo tende ad essere più indipendente e assertivo in quanto i suoi attributi fondamentali sono legati all'azione e alla forza.
La donna, invece, tende ad andare più facilmente d'accordo con gli altri e ad essere spesso più disponibile, essendo legata ad un ruolo di genere connesso soprattutto alla capacità di sostegno e di accudimento (basti pensare al suo ruolo naturale di moglie e di madre). Da qui la necessità di mantenere buone relazioni sociali [Eagly in Mucchi Faina op. cit., p. 93].
Va comunque detto che, mentre le ricerche vanno nella direzione di un maggiore approfondimento del tema, la società è in continua evoluzione nel campo dell'emancipazione femminile, che vede una maggiore presenza della donna nelle strutture politiche e sociali. Qualsiasi generalizzazione va, quindi, presa con cautela e va sempre considerata provvisoria.

V. CETO E STATUS SOCIALE
Da un punto di vista più marcatamente sociale, anche il ceto di appartenenza e lo status ricoperto possono indurre ad un atteggiamento più o meno conformista. In Occidente, per esempio, il conformismo spesso viene attivato dai ceti medi, in quanto per essi l'adesione ad un sistema prevalente di credenze può contribuire ad innalzare o almeno a mantenere la propria posizione sociale.
Per converso si sostiene che, in linea generale, chi si colloca in una posizione più elevata nella scala sociale risulta meno conformista e più "stravagante", in grado di derogare alle norme del gruppo, perché non teme di perdere il prestigio che la posizione gli ha conferito nel tempo.
Anche chi occupa gli ultimi gradini della scala sociale assume, tendenzialmente, un atteggiamento meno conformista perché non percepisce il vantaggio dell'atte-nersi ai comportamenti premiati socialmente e/o perché non è a conoscenza delle norme sociali che indicano come muoversi e come pensare [Mucchi Faina 1998, p. 24].

VI. DIFFERENZE CULTURALI: LA NAZIONALITA'
Tra i fattori individuali che sono posti a base delle ricerche in questo campo, si ricorda, infine, la diversa appartenenza etnica degli individui, perché "l'esperienza della socializzazione è differente (…) per gli individui che crescono in società differenti" [Levine e Pavelchak in Moscovici op. cit., p. 29]: da ciò si deduce che in alcune culture il grado di conformismo può raggiungere livelli più elevati rispetto ad altre.
Le ricerche transculturali hanno messo a confronto tra loro società economicamente avanzate e società tradizionali: gli studi di Berry, ad esempio, si sono focalizzati su società primitive, come i "Tenne" della Sierra Leone e gli "Eschimesi" dell'isola di Baffin. I primi si basano su un'economia che, pur essendo arretrata, prevede l'accumulazione del cibo (tipica delle società agricole); i secondi, invece, vivono esclusivamente di caccia e di pesca, e il loro sistema economico non prevede accumulazione di cibo.
Nel primo tipo di cultura, Berry ha osservato una più alta adesione alla consuetudine e una maggiore obbedienza all'autorità; nel secondo tipo, invece, viene incoraggiato il valore dell'autonomia, del "contare su se stessi".
Gli esperimenti che ne seguirono ricalcarono quello tipico di Asch, applicato, però, ad un contesto transculturale, e i risultati confermarono le attese: le società agricole ad alta densità di popolazione e ad alta accumulazione di cibo tendono a mantenersi su un più alto grado di conformità rispetto alle comunità di nomadi e cacciatori, che presentano una bassa densità di popolazione e l'assenza di accumulazione di cibo. Queste ultime, come previsto, spingono l'individuo verso una più alta indipendenza [Berry et al. 1957, in Mucchi Faina op.cit., p.96].
Per quanto concerne invece le culture maggiormente sviluppate, Milgram ha focalizzato l'attenzione, per esempio, sul confronto tra alcuni studenti norvegesi e francesi.
Sulla base di un esperimento condotto su tali gruppi, vertente su un compito di discriminazione uditiva, egli ha potuto riscontrare un maggior grado di conformismo nei primi che non nei secondi
Secondo tale autore la maggiore uniformità dei norvegesi deriverebbe da una maggiore coesione sociale che affonda le radici nella loro storia e nella loro organizzazione sociale, più legata ai bisogni degli altri.
Se si approfondisce invece la storia e la vita politica dei francesi è possibile riscontrare in essi una maggiore tendenza all'autonomia, all'instabilità sociale, frutto di una estrema diversità di opinioni [Milgram 1961 in Mucchi Faina op. cit., pp. 94-95].

 CONTINUA...  









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