| 5.2. Fattori inerenti al gruppo
Alcuni studiosi, primo tra tutti Asch, hanno cercato
nel tempo di verificare in quali condizioni la pressione all'uniformità,
proveniente dalla maggioranza, sia più efficace e in quali
casi, invece, venga meno.
In relazione a tale circostanza, si è potuto accertare che
l'"effetto Asch" è condizionato da tre principali
fattori di gruppo, che, secondo i casi, lo confermano o l'annullano.
Questi fattori sono: l'unanimità della maggioranza, la discrepanza
tra il giudizio di questa e la realtà dei fatti, e la dimensione
numerica del gruppo [Mucchi Faina 1996, Moscovici 1986, Doise -
Deschamps - Mugny 1980].
I. L'UNANIMITA' DELLA MAGGIORANZA
Nell'esperimento di Asch, come si è visto, si era contrapposto
un singolo soggetto ad una maggioranza unanime. Successivamente,
furono introdotte delle varianti all'esperimento, per testare se
il fattore dell'unanimità della maggioranza fosse determinante
sulle risposte del soggetto.
In effetti, quando fu introdotto all'interno del gruppo un secondo
soggetto ingenuo, eliminando in tal modo l'isolamento del primo,
la prova fornì risultati molto interessanti: il tasso di
conformità calò dal 32% al 10,4%, sottolineando così
l'importanza della presenza di un "sostegno sociale".
In un'altra variante, poi, il secondo soggetto era un collaboratore
dello sperimentatore, addestrato a dare risposte corrette sugli
item visivi; in contrasto con la posizione della maggioranza: si
assistette così ad un ulteriore calo del tasso di conformità,
che scese fino al 5,5%.
Altre varianti furono poi inserite nell'esperimento, ma il risultato
rimase lo stesso: il carattere unanime della maggioranza aveva giocato
un ruolo essenziale nell'ottenimento dell'effetto Asch [Doise -
Deschamps - Mugny 1980, p. 136].
Confermato ciò, rimaneva però un interrogativo importante
a cui dare risposta: cosa aveva provocato il drastico calo del conformismo:
l'effettiva presenza del sostegno sociale o la semplice rottura
del consenso maggioritario?
Come meglio vedremo in seguito, le ricerche dimostrarono, in un
primo momento, che il fattore determinante del calo era proprio
la rottura del consenso sociale, così come Asch aveva previsto,
più che la presenza effettiva del sostegno. In altre parole,
per un soggetto minoritario all'interno di un gruppo, conterebbe
maggiormente l'incoerenza della posizione maggioritaria, non più
capace di essere compatta nella sua influenza sul singolo.
Successivi approfondimenti, però, dimostrarono che tutto
ciò poteva avere permanente validità solo per gli
item di tipo oggettivo (percezioni visive e informazioni); mentre
per gli item di tipo soggettivo (opinioni) contava molto più
la presenza effettiva di un alleato per ridurre drasticamente la
conformità [Allen e Levine 1969; Wilder e Allen 1973, cit.
in Allen 1975, in Mucchi Faina op. cit., p. 40].
II. LA DISCREPANZA
Per discrepanza Asch intendeva, nel suo esperimento, la differenza,
sempre più evidente, tra il giudizio scorretto espresso dalla
maggioranza e la realtà oggettiva dei fatti, così
come la osservava il soggetto.
Ciò avrebbe prodotto una maggiore o minore conformità
dell'individuo? Soltanto più tardi fu possibile rispondere
al quesito, tracciando una relazione curvilinea tra discrepanza
e influenza [Moscovici 1985 e Turner 1991, in Mucchi Faina op. cit.,
p. 36]. In sintesi, un aumento lieve della discrepanza tende a produrre
un maggiore tasso d'influenza fino a raggiungere una determinata
soglia, a partire dalla quale il tasso d'influenza registra un calo,
fino a scomparire del tutto nei casi di discrepanza estrema.
III. LA DIMENSIONE NUMERICA
DEL GRUPPO
Anche il numero di cui è composto un gruppo può favorire
od ostacolare l'influenza della maggioranza. Su tale fattore, però,
la questione risulta più complessa e talvolta controversa.
Agli inizi della sua ricerca, Asch aveva verificato che la conformità
raggiungeva il suo apice quando la maggioranza era formata da tre
individui, per mantenersi, oltre tale numero, ad un livello costante
[Asch 1951, in Moscovici 1986, p. 32].
Altri autori, come Latanè e Wolf, hanno poi evidenziato,
in successive ricerche, l'esistenza di una relazione tra influenza
e dimensioni del gruppo attraverso una funzione esponenziale: la
pressione all'uniformità aumenta con l'aumentare di tale
dimensione in misura meno che proporzionale; per cui ogni membro
aggiuntivo nel gruppo provoca un aumento sempre minore di conformità
[Latané e Wolf 1981, in Moscovici op. cit., p. 32].
Il contributo più interessante, però, in questa direzione,
appare comunque quello di Wilder; che, riferendosi anch'egli alle
ricerche di Asch, ha sostenuto come la conformità può
non aumentare in relazione al numero della maggioranza se il soggetto
percepisce la stessa maggioranza come un'entità unica, che
risponde in funzione di relazioni conformiste tra i suoi membri,
piuttosto che come un aggregato d'individui che giungono alla medesima
conclusione in modo indipendente.
La vera credibilità della maggioranza quindi sta nel dimostrare
a un individuo, realmente o fittiziamente, che la posizione comune
raggiunta è il frutto di una scelta autonoma di ogni suo
singolo membro [Wilder 1977, in Moscovici op. cit., pp. 32-33].
6. Perché conformarsi: i moventi
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
7. La persistenza del conformismo: intreccio
e conflitto tra i moventi
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
8. I bisogni che sottendono al conformismo
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
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