| 1. Una premessa
Quando si parla di rottura del consenso, si vuole, in prima linea
evidenziare quel vasto filone di studi volti ad approfondire quali
siano le condizioni sociali in cui la pressione all'uniformità
del gruppo e l'obbedienza ad un'autorità subiscono uno scacco.
Nella prima parte di questa sezione si parlerà del paradigma
del "sostegno sociale alla non-conformità", e cioè
della presenza, nella vita sociale, di persone in grado di sostenere
le opinioni del singolo di fronte alla maggioranza o all'autorità,
rompendo così il consenso sociale.
Più avanti, invece, si accennerà ad altre ricerche
che focalizzano l'attenzione sulle c. d. "minoranze attive",
capaci non solo di rompere il consenso maggioritario, ma anche dotate
di un "potere d'innovazione" che prelude ad un cambiamento
della realtà sociale.
2. Una prima possibile crepa nel muro del consenso:
la presenza di un sostegno sociale
Lo studio sulla rottura del consenso può
passare, come ricorda Mugny [cfr. Doise - Deschamps - Mugny 1980,
p. 153], per due possibili approcci teorici. Il primo mostra come
la diminuzione della dipendenza dal gruppo o dall'autorità
possa essere una semplice funzione inversa della intensità
di variabili che producono la sottomissione. E pertanto se, come
visto in precedenza, alcuni fattori, come l'aumento delle dimensioni
del gruppo, la sua più alta discrepanza, la vicinanza dell'autorità,
il potere da essa esercitato nel conferire ricompense o punizioni,
possono spingere notevolmente l'individuo verso il consenso generale,
affermare le proposizioni inverse significa, ovviamente, creare
le condizioni affinché tale consenso possa venire meno. Alcuni
esperimenti di Asch e di Milgram, del resto, hanno proprio dimostrato
questo.
Il secondo approccio consente, invece, di fare un passo più
in avanti verso la comprensione del fenomeno. Se si parte infatti
dalla considerazione che l'influenza della maggioranza o di un'autorità
si manifesta, nella realtà sociale, in maniera pressoché
permanente, occorre allora domandarsi quali siano quelle condizioni
sociali che consentono al soggetto di opporsi alla sottomissione.
L'analisi della presenza effettiva di un sostegno sociale ad una
minoranza composta da un solo soggetto vuole essere pertanto una
prima possibile spiegazione della rottura del consenso.
3. Il sostegno sociale in azione: cenni su alcuni
esperimenti
La presenza effettiva del sostegno sociale nella
rottura del consenso fu studiata fin dall'inizio da Asch e Milgram,
in tempi diversi e nei rispettivi esperimenti sul con-formismo e
sull'Autorità.
Come si è già detto, Asch, in una delle varianti al
suo esperimento base, aveva introdotto nel gruppo maggiori-tario
un "deviante" (collaboratore dello sperimentatore) che
rispondeva sul compito di percezione visiva prima del soggetto critico
e si muoveva in maniera corretta (cioè oggettiva), in contrasto,
quindi, con il giudizio scorretto della maggioranza. Il tasso di
conformismo calò, in tal modo, drasticamente, dal 32 al 5,5%
[cfr. Mucchi Faina 1996, p. 39].
Così anche Milgram, nel suo esperimento 17, aveva constatato
una notevole disobbedienza all'autorità dello sperimentatore
quando affiancò al soggetto sperimentale altri due soggetti
(sempre collaboratori dello sperimen-tatore) addestrati ad un particolare
compito: il primo dei due leggeva la lista di parole da associare;
il secondo accertava la loro corretta associazione e il "vero
soggetto" aveva il compito di somministrare le finte scariche
elettriche alla "vittima".
Durante l'esperimento, i due collaboratori disobbediro-no in tempi
diversi all'autorità, rinunciando a dare l'assenso al proseguimento
della ricerca; e il soggetto sperimentale, venutosi a trovare solo
di fronte ad uno sperimentatore che invitava a continuare le prove,
sull'esempio dei due collaboratori, disobbedì più
facilmente. Non a caso i risultati mostrarono un calo del tasso
di obbedienza dal 65 al 10% [cfr. Doise - Deschamps - Mugny 1980,
pp. 155-156].
Generalizzando, gli esperimenti sulla presenza del sostegno sociale
si basano tutti sulla necessità di verificare l'importanza
di un "alleato" quale condizione di rottura del conformismo.
Tali esperimenti, però, non hanno finora consentito di chiarire
una questione fondamentale sul fenomeno: un "deviante"
può rispondere diversamente dalla maggioranza, ma non necessariamente
nella stessa direzione del soggetto sperimentale (per esempio, dando
luogo a risposte ancora più scorrette di quelle espresse
dal gruppo); e qui sorge un interrogativo: è più importante,
per il soggetto, constatare che la maggioranza si divide, risultando
incoerente sul tema, oppure è per lui maggiormente necessario
un vero e proprio sostegno nella rottura del consenso?
A questa domanda si cercherà di rispondere in modo, si spera,
esauriente nel paragrafo che segue.
4. Incoerenza della maggioranza ed efficacia
del sostegno sociale
In uno dei suoi numerosi esperimenti condotti negli
anni '50, Asch rilevò, come si è visto, che l'introduzione
di un "complice" in aiuto del soggetto sperimentale aveva
prodotto una frattura col gruppo, contribuendo alla rottura del
conformismo, quando tale "complice" rispondeva nel modo
più appropriato al compito di percezione visiva (1951).
Pochi anni più tardi (1955) Asch decise di apportare un'ulteriore
verifica all'esperimento precedente, e intro-dusse, questa volta,
nel gruppo un dissidente (il solito collaboratore) addestrato nel
dare risposte ancora più scorrette di quelle espresse dalla
maggioranza. Curiosamente, la rottura del consenso si ebbe comunque,
e provocò, anche in questo caso, un forte calo del tasso
di conformismo, equiparabile all'incirca a quello prodottosi precedentemente,
in presenza di un "alleato".
Questo risultato portò l'autore alla conclusione che, non
tanto era necessario che il sostegno sociale fosse in accordo con
il giudizio privato del soggetto (e quindi non era tanto importante
la risposta in sé), ma che tale sostegno rompesse semplicemente
l'unanimità del gruppo, in modo che esso, agli occhi del
soggetto, fosse percepito incoerente nei suoi giudizi.
Ciò che pertanto doveva risultare di fondamentale importanza
per il soggetto era la constatazione di una maggioranza non più
unita in un giudizio unanime, a prescindere dalle risposte date
dal "complice" [cfr. Moscovici op. cit.; Doise-Deschamps-Mugny
op. cit.]. Questa spiegazione trovò più tardi d'accordo
anche altri studiosi quali Allen e Levine (1968), che confermarono,
nelle loro ricerche, quanto Asch aveva scoperto, ma con un'ulteriore
considerazione: se ai fini della rottura del conformismo occorreva
esclusivamente la percezione di una maggioranza contraddittoria
nei suoi giudizi, ciò poteva essere vero soltanto in quei
compiti di discriminazione visiva (le famose "linee" dell'esperimento
di Asch) giudicati di tipo oggettivo; mentre in quelli di tipo soggettivo,
come le opinioni, era indispensabile la presenza effettiva di un
"alleato" che fosse d'accordo con il giudizio privato
del soggetto.
La spiegazione di ciò è presto detta: negli item di
opinione la cosiddetta "aspettativa di consenso" del gruppo
è in genere piuttosto bassa, in quanto si sa che le opinioni
hanno comunemente un valore discrezionale e non trovano facilmente
d'accordo tutti i membri di un gruppo. Al contrario, quando si tratta
di effettuare una valutazione di carattere oggettivo l'aspettativa
di consenso del gruppo è molto alta, proprio perché
è possibile una ed una sola risposta giusta. Cosicché,
nel primo caso, basta una banale incoerenza del gruppo per invalidare
la sua tesi; mentre, nel secondo, è necessaria una comunanza
di pensiero tra il "dissidente" e il soggetto sperimentale.
5. Permanenza o temporaneità dell'indipendenza acquisita
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
6. Sostegno pubblico o privato
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
7. Sostegno sociale e questione razziale
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
8. Perché il sostegno sociale diminuisce la conformità
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
9. Quando il sostegno origina un nuovo conformismo
Consulta la tesi integrale su TESIONLINE.IT
|